CI RESTA UN NOME note tecniche

Scommettiamo sul tempo! Domani lo spettacolo “Ci resta un nome” con Simone Cristicchi e il Coro Pasubio si svolgerà alla Campana dei Caduti con inizio alle 21.15.

Non è possibile riservare posti, se volete essere sicuri di trovare spazio vi consigliamo di arrivare al Colle Miravalle con anticipo tenendo conto anche delle difficoltà relative all’esiguità dei parcheggi e della necessità di mettere in preventivo anche una decina di minuti da fare a piedi per raggiungere gli ingressi.

I cancelli d’accesso apriranno alle 20.00.

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SIMONE CRISTICCHI ALLA CAMPANA DEI CADUTI

Per la chiusura di Tra le Rocce e il Cielo

La guerra e i suoi caduti. Sarà questo il tema della prima assoluta dello spettacolo “Ci resta un nome” che vedrà in scena Simone Cristicchi, come cantante e attore, nel suggestivo anfiteatro della Campana dei Caduti.

Lo spettacolo, che andrà in scena domenica 21 agosto alle 21.30, sul colle di Miravalle di Rovereto, sarà l’evento di chiusura del festival “Tra le Rocce e il Cielo”, il festival della montagna vissuta con consapevolezza che si svolge in Vallarsa dal 18 al 21 agosto 2016.

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JERZY KUKUCZKA

Filmati e memorie

Jerzy Kukuczka fu il secondo alpinista, dopo Messner, a scalare la vetta di tutti i quattordici Ottomila grazie a un’impressionante serie di difficili ascensioni tra il 1979 al 1987. Jurek, così lo chiamavano gli amici, uno dei massimi interpreti dell’alpinismo himalaiano moderno, è scomparso nel 1989 proprio nel corso di una ascesa.

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IL CORPO DEL NEMICO

Esposizione e rappresentazione dal Brigantaggio all’ISIS in un conferenza e una mostra

La guerra, oltre ad investire con tutta la sua forza distruttrice, governa il corpo delle persone a partire dal reclutamento alla reclusione e alla punizione della diserzione.

La propaganda di guerra usa il corpo del nemico ucciso per esporlo come monito nei confronti del nemico esterno, e anche interno, perché si sappia che chiunque si opporrà alle logiche di chi conduce la guerra ne subirà le stesse conseguenze.

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“La solitudine ha ora la fragranza delle noci e delle pere, delle patate e del pane messo nel forno. Velate e argentee sono le brinate sui prati. Mi reco nel bosco ad annusare l’inverno. Mi faccio rincorrere dalle capre sui declivi della Laita. L’aria è robusta, corroborante e suadente nel tentativo di farmi spiccare il volo. E io allargo le braccia, guardo i miei piedi e mi aspetto di vederli staccarsi dal terreno…”

Mario Martinelli, “Dalla vita di un Jobrero”

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