ALPINISMO E SOLIDARIETA’ #4

Intervista a Kurt Diemberger.

Pioniere dell’alpinismo sia in Europa sia in Himalaya, Kurt Diemberger nasce a Villach, nella Carinzia Austriaca, e di recente si è trasferito a Bologna. Ha scalato due ottomila in prima assoluta, oltre ad aver aperto numerose vie nelle Alpi. È autore dei libri “Da zero a ottomila”, “Il settimo senso”, “Passi verso l’ignoto” e “Danzare sulla corda”. È anche stimato documentarista e cineasta: Durante la serata di sabato 22 agosto, avremo modo di vedere parti di alcuni suoi documentari e film realizzati in Nepal.

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ALPINISMO E SOLIDARIETA’

Il Nepal prima e dopo il terremoto

Il 25 aprile 2015 un terremoto scuoteva il Nepal, uccidendo più di 9000 persone, ferendone 23000 e producendo più di 400.000 sfollati. Patrimoni UNESCO sono stati danneggiati o distrutti, in alcuni casi in modo irreparabile. Molti raccolti andranno perduti nei prossimi mesi, e tutto questo porterà a perdite incalcolabili anche nel lungo periodo. Questi eventi spingono ad una riflessione sulla montagna non solo come via di elevazione, sfida e rispetto per la natura: la montagna e l’alpinismo devono diventare anche il luogo della solidarietà e della ricostruzione, del rispetto per le popolazioni locali e le loro sofferenze, e dell’aiuto reciproco di fronte alla forza dirompente della natura.

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LA SOFFERENZA MENTALE NELLA GRANDE GUERRA

“esistenze imbruttite o devastate dal conflitto”. Intervista ad Andrea Scartabellati

Andrea Scartabellati, di famiglia operaia, ha studiato Storia (Università di Trieste, 1999) e Scienze Antropologiche ed Etnologiche (Università di Milano Bicocca, 2014). Con una borsa pubblica ha svolto un semestre di perfezionamento all’estero (Université Paris X/Nanterre, 2000), conseguendo il dottorato di ricerca in Storia sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (2005). È autore e curatore di saggi e monografie dedicati alla storia della povertà e della follia, tra cui: L’umanità inutile (Angeli 2001), Intellettuali nel conflitto (Goliardica 2003), Prometeo inquieto. Trieste 1855-1937 (Aracne 2006), Dalle trincee al manicomio (Valerio, 2008), Fronti interni (Esi 2014).

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ALPINISMO E SOLIDARIETA’ #3

Intervista a Omar Oprandi

Nato a S. Pellegrino Terme in provincia di Bergamo, Omar è cresciuto con la passione per la montagna trasmessa dalla famiglia, che lo ha portato a diciott’anni ad entrare nel Soccorso Alpino Militare, diventandone istruttore. E’ alpinista con Montura, scialpinista e guida alpina. Il suo lavoro e la sua passione lo hanno portato in giro per l’Italia e il mondo, dalle Alpi Orobie al Monte Bianco, fino all’Himalaya.

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L’OM SELVADEG E IL FORMAGGIO

Alla giornata della vita in montagna

Che lo si chiami om selvadeg, homo salvadego, ommo sarvadzo, om pleos o Wildermann in base alla zona delle Alpi in cui ci si trova, attraversando le nostre montagne ovunque spuntano storie e racconti sull’uomo selvatico: un essere umano irsuto e con capelli e barba lunghi, che vive in luoghi isolati, in montagna, nel bosco. Vive a contatto con la natura, è forte e robusto. Non si lava né si pulisce. Non si rade né si taglia i capelli. Per questo diventa una figura spaventosa, anche per via dalla pelle di caprone con cui si copre.

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“La solitudine ha ora la fragranza delle noci e delle pere, delle patate e del pane messo nel forno. Velate e argentee sono le brinate sui prati. Mi reco nel bosco ad annusare l’inverno. Mi faccio rincorrere dalle capre sui declivi della Laita. L’aria è robusta, corroborante e suadente nel tentativo di farmi spiccare il volo. E io allargo le braccia, guardo i miei piedi e mi aspetto di vederli staccarsi dal terreno…”

Mario Martinelli, “Dalla vita di un Jobrero”

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