SIMONE CRISTICCHI ALLA CAMPANA DEI CADUTI

Per la chiusura di Tra le Rocce e il Cielo

La guerra e i suoi caduti. Sarà questo il tema della prima assoluta dello spettacolo “Ci resta un nome” che vedrà in scena Simone Cristicchi, come cantante e attore, nel suggestivo anfiteatro della Campana dei Caduti.

Lo spettacolo, che andrà in scena domenica 21 agosto alle 21.30, sul colle di Miravalle di Rovereto, sarà l’evento di chiusura del festival “Tra le Rocce e il Cielo”, il festival della montagna vissuta con consapevolezza che si svolge in Vallarsa dal 18 al 21 agosto 2016.

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LETTURE D’ALTA QUOTA #3

Le recensioni di Filippo Zolezzi

Il gigante sconosciuto di Stefano Ardito

Nelle competizioni tutti ricordano il primo, qualcuno tiene a mente il secondo, ma il terzo cade nell’oblio, non fa eccezione l’elenco degli 8.000: il primo è l’Everest e lo conoscono anche gli analfabeti, il K2, secondo per altitudine, è molto noto, sia perché è ricordato come la montagna degli Italiani che lo hanno conquistato ed esplorato fin dal tempo del Duca degli Abruzzi e poi il terzo… il Kangchenjunga, o Kangchenzonga, che se lo filano ben pochi… eppure con i suoi 8,596 metri è poco sotto il K2 e meno di 300 dal tetto del mondo…

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LETTURE D’ALTA QUOTA #2

Le recensioni di Filippo Zolezzi

Il matrimonio di mio fratello di Enrico Brizzi

Sono abbastanza rari i romanzi che hanno la montagna come protagonista, o come ambiente di svolgimento delle vicende narrate, per lo più i protagonisti sono guardaparchi, forestali, guide alpine, maestri di sci o alpinisti incalliti, una serie di personaggi spesso scontati e stereotipati che omologano i racconti e spesso li rendono quasi sovrapponibili, poca fantasia insomma…

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“La solitudine ha ora la fragranza delle noci e delle pere, delle patate e del pane messo nel forno. Velate e argentee sono le brinate sui prati. Mi reco nel bosco ad annusare l’inverno. Mi faccio rincorrere dalle capre sui declivi della Laita. L’aria è robusta, corroborante e suadente nel tentativo di farmi spiccare il volo. E io allargo le braccia, guardo i miei piedi e mi aspetto di vederli staccarsi dal terreno…”

Mario Martinelli, “Dalla vita di un Jobrero”

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